Valle della Lima

La valle si presenta quasi ovunque stretta ed incassata tra ripidi pendii montuosi ricoperti da boschi.
Da Tana Termini sino ad Astracaccio la Lima attraversa un grande fascia di terreno mesozoico e per alcuni chilometri le acque scorrono impetuose in una gola che, alle strette di Cocciglia, appare come un solco profondo scavato nei calcari.
Proprio in questo tratto, forse il più selvaggio ed inospitale di tutta la Valle, sono venute alla luce le più antiche testimonianze della presenza dell’uomo. Le prime tracce di frequentazione umana della Val di Lima, risalenti al Paleolitico Superiore, sono state infatti individuate in una cavità naturale posta sulla riva destra del torrente, sopra l’abitato di Ponte Maggio, l’antico “pons maior” romano, in contrapposizione al “pons minor” (Ponte Nero), ubicato circa 1 km più a valle.

La Val di Lima fu solo lambita dall’espansione etrusca, il cui limite nella fascia costiera a nord dell’Arno non è stato ancora individuato con certezza. Per molto tempo, del resto, si è ritenuto che proprio l’Arno costituisse la linea di demarcazione tra Liguri ed Etruschi e che verso il VI-V sec. a.C gli etruschi fossero penetrati lungo il litorale versiliese, fino al Magra, alla ricerca di minerali, senza però operare una stabile occupazione del territorio. Tale opinione è oggi da rivedere alla luce di nuove scoperte che testimoniano una presenza assidua degli Etruschi non solo nella fascia tra l’Arno e il Serchio, ma anche più a Nord, in Versilia e nella piana lucchese.
Non è noto se la presenza e i movimenti commerciali si siano sviluppati anche in direzione della Val di Lima: ad oggi le testimonianze archeologiche non ne confermano la presenza, tuttavia tracce di una frequentazione etrusca della valle sono rinvenibili nella toponomastica, capace di fornire indizi di un certo rilievo per l’individuazione delle origini e delle probabili appartenenze delle popolazioni.
Il nome stesso “Lima”, se non fa riferimento alle caratteristiche del terreno franoso che ne costituisce le sponde, può ricollegarsi ad un toponimo etrusco. Certamente è da ricondursi ad un tratto linguistico etrusco il Rio Lièsina, confermato dall’accento e dal suffisso “–ina”. Le stesse considerazioni possono essere fatte su “Rio Limestre”, sicuramente derivato dalla stessa radice (Lima) ed avente l’antica terminazione in “–estre”.
I nomi riguardano corsi d’acqua e ciò non deve sorprendere: le indagini di toponomastica permettono, in genere, di risalire a tempi più lontani proprio in questo ambito, ritenuto altamente conservativo.
Ad essi può essere aggiunto Corsena. Tuttavia, come Corsagna e Corsonna, affluente del fiume Serchio, potrebbe derivare dal gentilizio latino Curtius-anus (casa Curtiana).

Indubbia è invece l’appartenenza della Val di Lima all’area culturale ligure. La presenza d’insediamenti liguri nella zona è attestata dalle tombe a cassetta della necropoli di Montefegatesi e da numerosi reperti fittili recuperati, a seguito di scavi condotti nell’agosto del 1968, nei pressi di una casa colonica sull’altura di Rocca Piturella.
Maggior luce sugli antichi abitanti della Val di Lima potrebbe gettare il complesso litico di Casoli, soprattutto se, come sembra, in esso dovesse essere ravvisato un calendario solare celtico.


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